Il cervello umano è suddiviso in due metà speculari, l’emisfero sinistro e l’emisfero destro, comunicanti per mezzo del corpo calloso. Va ricordato che, per l’incrociarsi delle fibre nervose, l’emisfero destro governa la parte sinistra del corpo e viceversa.

Caratteristiche dell’emisfero sinistro sono la logica analitica, la ragione, la ricerca dell’obiettività, il linguaggio, l’interpretazione, i processi delicati che avanzano per tappe e successioni, la percezione del tempo, il controllo motorio e altre funzioni “meccaniche”.

All’emisfero destro competono invece i processi visivi, la percezione dello spazio, la simultaneità, la comprensione degli insiemi, le metafore, i simboli, il sogno, gli stati alternativi di coscienza, i cosiddetti flash d’ispirazione e tutto quanto rimandi a una totalità o a una relazione tra le parti.

Lo stato di coscienza definisce la sostanziale e importante differenza tra i due emisferi: l’emisfero sinistro, razionale, ha coscienza delle informazioni che elabora, quello destro è completamente inconscio. La metà sinistra si assume il ruolo di parlare per l’intera persona, ma non è consapevole e cosciente (perché non fa giungere alla coscienza) delle informazioni presenti nell’emisfero opposto. Siamo di fronte a due differenti visioni del mondo e quindi a due differenti linguaggi. L’emisfero destro appare, di fatto, il più ricettivo: grazie a esso il soggetto apprende i dati che provengono dalle realtà più sottili (comunicazione non verbale, sensazioni inavvertibili a livello conscio, odori, suoni, percezioni sottili ecc.). Per questo i nostri canali di comunicazione con l’esterno sarebbero intasati da un sovraccarico sensoriale di messaggi, se l’emisfero sinistro non filtrasse e frenasse questo flusso esercitando un’azione critica e selettiva.

La medicina simbolica, lo sciamanesimo, i rituali terapeutici di gruppo, e anche l’arte pranica (in parte) lavorano direttamente con l’emisfero destro. L’attività immaginativa del cervello è associata alla presenza delle onde Theta. La loro frequenza è tra i 4 e i 7 Hz e si generano quando la mente immagina, visualizza ed è colta da profonde ispirazioni creative e intuitive, durante la meditazione profonda e il sogno a occhi aperti, nell’ipnosi e nella fase REM del sonno (cioè, quando si sogna).

Le onde Theta manifestano la loro presenza durante i processi di conoscenza intuitiva e di immaginazione creativa radicata nel profondo. Sono inoltre il ponte tra il conscio e l’inconscio. Quando si è in fase Theta si ha accesso al subconscio, sede delle memorie e delle sensazioni.

Secondo un recente studio dell’Università di Harvard, coordinato dal professor Daniel Schacter, il declino nella memoria, che avviene invecchiando, può anche significare un’immaginazione meno attiva: infatti, man mano che passano gli anni diventa sempre più difficoltoso, per le nostre strutture cerebrali, mettere insieme i particolari della nostra vita personale passata. Questo processo involutivo, oltre a “dissolvere” lentamente i ricordi a cui siamo più affezionati, sembra diminuire anche la nostra capacità di immaginazione, convalidando la tesi che le aree del cervello deputate alle due attività si basino sullo stesso meccanismo neuronale, e quindi che l’immaginare sia strettamente collegato alla memorizzazione.

Le conclusioni di questa ricerca inducono a ipotizzare che il ruolo primario della memoria non sia tanto quello di ricordare il passato, ma di immaginare e preparare il proprio futuro.

Di fatto l’operatore del prana, basandosi sulla propria esperienza/capacità (che è il sunto di tutte le azioni praniche fatte, ed è quindi la sua “memoria”, memoria che gli permette di essere quello e solo quello nel presente dell’atto pranico), immagina e costruisce per il paziente, operando, il suo futuro risanato.